I visti americani che non richiedono uno sponsor

Non è un visto

ESTA: il permesso che non è un visto

Per quasi tutti gli italiani gli Stati Uniti cominciano con l'ESTA: un modulo online, una tariffa modesta, una risposta in giornata. È lo strumento giusto per una vacanza o una riunione. È lo strumento sbagliato per qualsiasi cosa somigli a un progetto — e le ragioni stanno nelle cose a cui rinunci quando lo compili.

L'ESTA è l'autorizzazione elettronica che consente ai cittadini dei Paesi del programma Visa Waiver di imbarcarsi per gli Stati Uniti senza visto, per affari o turismo, per non più di novanta giorni. Non è un visto e non è uno status: è il permesso di presentarsi alla frontiera alle condizioni del programma. Le attività consentite sono, nella sostanza, quelle del visitatore d'affari o turista; quello che cambia è tutto il resto.

Le rinunce che firmi

Aderendo al programma accetti un regime più povero di quello del visitatore con visto.

  • Novanta giorni, non uno di più. Il soggiorno non si proroga. E i viaggi in Canada, in Messico o nelle isole caraibiche durante il soggiorno, di regola, non azzerano il conteggio: al rientro si riprende dal punto in cui si era.
  • Nessun cambio di status. Chi entra con l'ESTA non può passare a un'altra categoria restando negli Stati Uniti, né chiedere l'aggiustamento di status nelle categorie di lavoro. Le eccezioni riguardano quasi solo i familiari stretti di cittadini statunitensi. La pagina sul cambio di status spiega perché, per chi ha un progetto, questo basta a preferire un visto.
  • Nessun diritto di contestare l'allontanamento. Chi viene respinto alla frontiera o trovato in violazione delle condizioni viene allontanato senza passare da un giudice dell'immigrazione, salvo la domanda di asilo. Chi conosce il sistema italiano, dove anche l'espulsione e il trattenimento passano per una convalida giudiziaria, fatica a immaginare quanto sia sbrigativo.

Chi non può usarlo

Alcune condizioni escludono dal programma, e vanno controllate prima di prenotare il volo, non in aeroporto. Sono esclusi, fra gli altri, chi dal marzo 2011 si è recato in Iran, Iraq, Libia, Corea del Nord, Somalia, Sudan, Siria o Yemen e chi dal gennaio 2021 si è recato a Cuba — con eccezioni limitate per viaggi governativi o militari — e chi possiede anche la cittadinanza di alcuni di questi Paesi. È escluso chi in passato ha superato il periodo consentito con l'ESTA. Un precedente diniego del visto non esclude automaticamente, ma va dichiarato e pesa sulla valutazione.

Le domande sui precedenti

Il modulo chiede se sei mai stato arrestato o condannato per un reato che abbia causato gravi danni a beni o a persone — area in cui ricadono molti reati contro la persona — e se hai mai violato leggi in materia di stupefacenti, anche con fatti di lieve entità. Le risposte vanno date con la cura di una dichiarazione resa a un consolato, perché questo sono. Se la risposta sincera è «sì», l'ESTA quasi certamente verrà negato, e la strada giusta è chiedere un visto spiegando i fatti: la pagina sui precedenti penali italiani mostra come il diritto americano li legge. Chi vuole un quadro delle singole domande del modulo trova una scheda sul programma Visa Waiver.

I siti che imitano quello ufficiale

L'ESTA si chiede solo sul sito ufficiale del governo statunitense. I siti intermediari lo rivendono a prezzi multipli, e alcuni sono vere operazioni di raccolta di dati: numero di passaporto, indirizzi, carte di pagamento. Le condotte più gravi rientrano nei reati informatici e nella frode; le altre sono, quanto meno, un trattamento dei tuoi dati di cui non sai nulla — il terreno della privacy e del GDPR. La pagina sulle truffe spiega come riconoscerli.

Se l'ESTA viene negato

Contro il diniego di un ESTA non esiste un ricorso vero e proprio: si può ripresentare la domanda solo se le circostanze sono cambiate. Nemmeno un'azione in tribunale può ottenere un'autorizzazione che la legge rimette interamente alla valutazione dell'amministrazione, e la differenza fra il ricorso ai sensi dell'APA e il mandamus spiega perché entrambi gli strumenti presuppongono qualcosa che qui manca. Resta la via ordinaria: chiedere un visto al consolato, dove un ufficiale esamina il tuo caso di persona.

È, a pensarci, la stessa conclusione a cui arriva chiunque abbia un progetto serio: il visto costa più tempo, ma compra diritti che l'ESTA non dà. E chi pensa di usare l'ESTA per lavorare da remoto dagli Stati Uniti trova nella pagina sui nomadi digitali le ragioni per non farlo.

Dove verificare, e a chi rivolgersi

Questo sito non offre consulenza, non risponde a quesiti individuali e non ti mette in contatto con nessuno. È fatto per farti arrivare preparato alle fonti che contano:

  • il Dipartimento di Stato per i visti richiesti in ambasciata o consolato;
  • USCIS per le petizioni e i cambi di status richiesti dall'interno degli Stati Uniti;
  • il sito dell'Ambasciata USA in Italia per le procedure consolari italiane;
  • l'elenco degli avvocati abilitati consultabile tramite l'ordine forense dello Stato statunitense competente, o l'elenco di riferimento dell'AILA.

Se il tuo caso vale una firma, vale anche un avvocato che risponda del proprio parere. Diffida di chi promette esiti, tempi certi o «visti garantiti»: nessuno può prometterli.