I visti americani che non richiedono uno sponsor

Percorso · famiglia

Coniuge e figli al seguito

Quasi ogni percorso di questo sito porta con sé una famiglia. Ma «famiglia», per il diritto americano dell'immigrazione, è una parola più stretta di quella italiana — e la differenza fra un coniuge che può lavorare e uno che non può decide spesso l'intero progetto.

Nelle categorie non immigratorie il familiare non presenta una domanda autonoma: ottiene uno status derivato, che esiste finché esiste quello del titolare e ne segue la sorte. Se l'E-2 non viene rinnovato, cadono anche gli status del coniuge e dei figli; se il titolare cambia categoria, i familiari cambiano con lui. È un vantaggio — nessun requisito personale da dimostrare — e un limite: non esiste un percorso indipendente.

Chi rientra, e chi no

Rientrano il coniuge e i figli non sposati che non hanno compiuto ventun anni. Non rientrano i genitori, anche se a carico, né i fratelli, né i figli maggiorenni che vivono ancora in casa. Chi pensa di trasferire la famiglia allargata deve sapere fin dall'inizio che i genitori, al massimo, verranno in visita — e che se in Italia resta un genitore non autosufficiente, la sua tutela va organizzata prima di partire, con gli strumenti che il diritto italiano prevede per le persone fragili.

Il coniuge: il matrimonio deve esistere, ed essere valido

Conta il matrimonio valido nel luogo in cui è stato celebrato, compreso quello fra persone dello stesso sesso. Non contano invece l'unione civile né la convivenza registrata: per il diritto americano dell'immigrazione non sono matrimoni, anche quando il diritto italiano le equipara al matrimonio in molti effetti. Il partner di un'unione civile non ottiene lo status derivato e, di regola, può accompagnarti solo come visitatore, con tutti i limiti del caso. Chi è in questa situazione dovrebbe esaminarla con chi conosce il regime italiano di matrimonio, unioni civili e convivenze prima di pianificare il trasferimento, non dopo.

Se uno dei due coniugi era già stato sposato, serve la prova che il vincolo precedente è sciolto: la sentenza di divorzio definitiva, non la sola separazione. In Italia fra separazione e divorzio possono passare mesi o anni, e un coniuge separato ma non divorziato è, per il consolato, ancora sposato con un'altra persona.

I figli: naturali, adottivi, figli del coniuge

I figli naturali rientrano senza condizioni ulteriori. I figli adottivi rientrano se l'adozione è avvenuta prima dei sedici anni e se il figlio ha vissuto per almeno due anni con il genitore adottivo, sotto la sua custodia: il regime italiano dell'adozione e dell'affido non coincide con queste soglie, e un affido — anche lungo — non è un'adozione. I figli del coniuge rientrano se il matrimonio è stato celebrato prima che compissero diciotto anni.

I ventun anni

Il figlio che compie ventun anni perde lo status derivato. Nelle categorie temporanee non esiste un meccanismo che «congeli» l'età: se il progetto americano durerà dieci anni e tuo figlio ne ha quattordici, sai già che a un certo punto dovrà avere uno status proprio, tipicamente quello di studente. Va pianificato con anni di anticipo, non a ridosso del compleanno.

Chi può lavorare

È la domanda che decide la sostenibilità economica del trasferimento, e la risposta cambia da categoria a categoria.

TitolareStatus del coniugeIl coniuge può lavorare?
E-1, E-2E derivatoSì, in forza dello status
L-1AL-2Sì, in forza dello status
H-1BH-4Solo in casi limitati, con un permesso da chiedere
O-1O-3No
B-1B-2No

Dal 2022 i coniugi E e L sono autorizzati a lavorare in forza dello status stesso, e l'annotazione sul modulo I-94 vale come prova. Nell'H-4 il permesso di lavoro esiste solo quando il titolare H-1B ha già una pratica di green card avanzata, e va chiesto con una domanda apposita che ha tempi propri: quando quei tempi si allungano oltre il ragionevole, c'è chi ricorre a un mandamus per il permesso di lavoro. Nell'O-3 il coniuge non lavora, punto — ed è la ragione per cui molte famiglie, a parità di requisiti, preferiscono una categoria E o L all'O-1.

I figli, in tutte le categorie, possono andare a scuola e all'università, ma non lavorare.

I figli e l'altro genitore

Se i genitori sono separati o divorziati, portare un figlio minorenne a vivere all'estero non è una decisione che il genitore titolare del visto possa prendere da solo. In Italia il trasferimento della residenza del minore richiede l'accordo di entrambi i genitori o, in mancanza, una decisione del giudice; lo stesso vale, di regola, per il passaporto del figlio. Il consolato americano non è chiamato a risolvere questo conflitto, ma un trasferimento fatto senza il consenso dell'altro genitore può trasformarsi in un caso di sottrazione internazionale. Il regime dei figli e dell'affidamento va sistemato prima, con un accordo scritto o un provvedimento.

I documenti che servono

Per ciascun familiare servono il passaporto e la prova del legame: atto di matrimonio, atti di nascita, sentenze di adozione o di divorzio, con traduzione. I documenti di stato civile italiani sono molti e di formati diversi, e la pagina sui documenti italiani da preparare li passa in rassegna. Per il quadro generale conviene tenere insieme le due prospettive: il diritto di famiglia italiano da un lato e, dall'altro, le regole americane sui familiari a carico.

Dove verificare, e a chi rivolgersi

Questo sito non offre consulenza, non risponde a quesiti individuali e non ti mette in contatto con nessuno. È fatto per farti arrivare preparato alle fonti che contano:

  • il Dipartimento di Stato per i visti richiesti in ambasciata o consolato;
  • USCIS per le petizioni e i cambi di status richiesti dall'interno degli Stati Uniti;
  • il sito dell'Ambasciata USA in Italia per le procedure consolari italiane;
  • l'elenco degli avvocati abilitati consultabile tramite l'ordine forense dello Stato statunitense competente, o l'elenco di riferimento dell'AILA.

Se il tuo caso vale una firma, vale anche un avvocato che risponda del proprio parere. Diffida di chi promette esiti, tempi certi o «visti garantiti»: nessuno può prometterli.