Chi si trova negli Stati Uniti in uno status non immigratorio valido può chiedere di passare a un'altra categoria senza uscire dal Paese. Non è una scorciatoia: è una procedura ordinaria, prevista dalla legge, che però presuppone condizioni precise.
I due binari
- Modulo I-539 — lo presenti tu, quando la categoria di destinazione non richiede una petizione di un terzo. È la via tipica per prorogare un B-1 o per passare a uno status E dopo che la posizione dell'impresa è stata riconosciuta.
- Modulo I-129 — lo presenta il petitioner (la società, il datore, l'agent) chiedendo contestualmente il cambio di status. È la via per O-1, H-1B e L-1.
Le tre condizioni che non ammettono eccezioni
- Essere in status valido. La domanda va presentata prima della data indicata sull'I-94. Non sulla data di scadenza del visto: quella riguarda solo il diritto di presentarsi alla frontiera.
- Non aver violato lo status. Aver lavorato senza autorizzazione, anche poco, anche gratis in cambio di qualcosa, preclude in linea di principio il cambio di status.
- Essere ammissibili alla nuova categoria. Il cambio non attenua alcun requisito: si dimostra tutto quello che si dimostrerebbe al consolato.
Il problema vero: l'intenzione
Quando hai chiesto il visto e quando sei entrato, l'intenzione dichiarata doveva essere quella reale. Entrare come visitatore avendo già deciso di restare è, per il diritto americano, una falsa dichiarazione — un problema di ordine diverso e ben più grave di un diniego, perché può precludere l'ingresso in modo duraturo.
La regola dei novanta giorni
Il Dipartimento di Stato applica una regola pratica: se entro novanta giorni dall'ingresso tieni una condotta incompatibile con lo status dichiarato — ti sposi con un cittadino statunitense e chiedi la residenza, cominci a lavorare, ti iscrivi a un corso di studi — si presume che tu abbia mentito al consolato. È una presunzione superabile, ma l'onere di superarla è tuo.
Dopo i novanta giorni la presunzione non opera più, ma questo non significa che l'intenzione smetta di contare: USCIS valuta comunque se al momento dell'ingresso ci fosse già un progetto diverso da quello dichiarato. Il rimedio non è aspettare un numero magico di giorni: è che i fatti raccontino una storia coerente, con date documentate. Il momento in cui hai costituito la società, firmato il contratto di locazione, ricevuto la proposta, deciso di restare — tutto questo va tenuto in ordine cronologico, perché prima o poi qualcuno lo leggerà.
Chi entra con l'ESTA rinuncia, aderendo al programma, a gran parte delle possibilità successive: non può prorogare il soggiorno e non può cambiare status — salvo ipotesi eccezionali legate a familiari stretti cittadini statunitensi. È la ragione principale per cui, se il progetto è serio, conviene entrare con un visto B-1 anche potendo viaggiare senza visto.
Doppio intento: chi può guardare alla green card e chi no
Alcune categorie ammettono espressamente che tu voglia anche restare per sempre. Altre pretendono l'intenzione di andartene alla fine. Non è una sfumatura: determina che cosa puoi fare, e quando.
| Categoria | Doppio intento | Che cosa comporta |
|---|---|---|
| H-1B, L-1 | Ammesso espressamente | Puoi portare avanti una green card senza rischi per lo status |
| O-1 | Ammesso | Chiedere la residenza permanente non pregiudica di per sé lo status |
| E-1, E-2 | Non ammesso | Serve l'intenzione di partire alla fine dello status: attenzione a tempi e rinnovi |
| B-1, B-2 | Non ammesso | Il visitatore deve avere un progetto temporaneo, e deve averlo davvero |
Due errori pratici che costano mesi
Viaggiare mentre la domanda è pendente. Uscire dagli Stati Uniti dopo aver presentato una domanda di cambio di status equivale, di regola, ad abbandonarla. Chi deve viaggiare deve pianificare di conseguenza, o scegliere la via consolare.
Confondere status e visto. Il cambio di status ti dà lo status, non il visto: al primo viaggio all'estero dovrai comunque presentare domanda in consolato per rientrare nella nuova categoria. Chi lo scopre all'aeroporto lo scopre tardi.