I visti americani che non richiedono uno sponsor

Percorso · impresa italiana

L-1A — la nuova sede

Se hai già un'azienda in Italia che funziona, sei nella posizione più forte di tutte e probabilmente non lo sai. Il datore di lavoro americano che ti manca lo puoi creare: è la tua stessa società, dall'altra parte dell'oceano.

L'L-1 serve a trasferire una persona da un'impresa estera a un'impresa statunitense collegata. Nella variante L-1A riguarda dirigenti e amministratori. Formalmente è una categoria «con datore di lavoro», e per questo viene esclusa dagli elenchi dei percorsi senza sponsor. È un errore di prospettiva: quando la società americana la costituisci tu, il datore di lavoro non è un ostacolo da trovare, è un atto notarile da compiere.

I tre presupposti

Il rapporto fra le due società

L'impresa italiana e quella statunitense devono essere legate da un rapporto qualificato: casa madre e filiale, controllante e controllata, oppure società collegate sotto un comune controllo. Va documentato con visure, atti costitutivi, libro soci, struttura della proprietà. E deve durare: se la società italiana chiude o smette di operare, il presupposto viene meno, perché l'L-1 presume che esistano due imprese attive.

Il tuo anno all'estero

Devi aver lavorato per la società italiana almeno un anno continuativo nei tre anni precedenti, con mansioni dirigenziali o di amministrazione. È un requisito che si può costruire, ma richiede tempo reale: buste paga, contratti, verbali, deleghe. Non si recupera a posteriori.

La qualifica dirigenziale

Dirigere non significa lavorare tanto: significa gestire l'organizzazione, una sua divisione o una sua funzione, con autonomia decisionale e — di norma — con personale alle proprie dipendenze. L'imprenditore che fa tutto da solo è un ottimo imprenditore e un cattivo candidato L-1A. Se è la tua situazione, il lavoro preliminare consiste nel rendere l'organigramma reale prima ancora che serva.

Il regime della nuova sede

Quando la società statunitense opera da meno di un anno si applica un regime speciale: l'approvazione iniziale dura un anno soltanto, e per ottenerla bisogna dimostrare di aver già acquisito una sede fisica — un contratto di locazione vero, non un domicilio postale — e che entro quell'anno la nuova sede sarà in grado di sostenere una posizione dirigenziale. La proroga si concede solo se al termine del primo anno l'attività è effettivamente avviata: fatturato, contratti, dipendenti. È un anno di prova, e va trattato come tale.

Perché è il percorso più sottovalutato dagli italiani

Il tessuto produttivo italiano è fatto di imprese piccole e medie che esportano. Molte hanno già clienti americani, un marchio riconoscibile e un titolare che dirige davvero. Sono, sulla carta, esattamente il profilo dell'L-1A — eppure quasi tutte guardano all'E-2, che richiede di immobilizzare capitale, o rinunciano del tutto perché «non abbiamo nessuno che ci sponsorizzi».

Il confronto con l'E-2 merita di essere fatto per bene, perché i due percorsi risolvono problemi diversi: l'E-2 chiede capitale e non chiede una storia aziendale; l'L-1A chiede una storia aziendale e non chiede un investimento predeterminato. Chi ha entrambi può scegliere; chi ha solo il secondo spesso non sa di avere una strada.

Lo sbocco: la green card senza certificazione del lavoro

Il vero motivo per cui l'L-1A conta più di quanto la sua durata suggerisca è dove porta. Dopo che la sede americana ha operato per almeno un anno, il dirigente trasferito può accedere alla green card EB-1C: prima preferenza, nessuna certificazione del lavoro, nessun test del mercato del lavoro americano. È uno dei pochi percorsi che partono da un'impresa familiare italiana e arrivano alla residenza permanente senza passare da un datore di lavoro terzo.

Dove si rompe

Le pratiche L-1A nuova sede che falliscono, falliscono quasi sempre per gli stessi motivi: la sede americana esiste solo su carta; l'organigramma promesso al primo anno non si è materializzato; la società italiana si è svuotata dopo la partenza del titolare; oppure il ruolo descritto come dirigenziale, letto nei fatti, è quello di un operativo. Sono tutti problemi che si prevengono nella fase di progettazione e che non si aggiustano in risposta a una richiesta di integrazioni.

Dove verificare, e a chi rivolgersi

Questo sito non offre consulenza, non risponde a quesiti individuali e non ti mette in contatto con nessuno. È fatto per farti arrivare preparato alle fonti che contano:

  • il Dipartimento di Stato per i visti richiesti in ambasciata o consolato;
  • USCIS per le petizioni e i cambi di status richiesti dall'interno degli Stati Uniti;
  • il sito dell'Ambasciata USA in Italia per le procedure consolari italiane;
  • l'elenco degli avvocati abilitati consultabile tramite l'ordine forense dello Stato statunitense competente, o l'elenco di riferimento dell'AILA.

Se il tuo caso vale una firma, vale anche un avvocato che risponda del proprio parere. Diffida di chi promette esiti, tempi certi o «visti garantiti»: nessuno può prometterli.