Le truffe sui visti americani seguono pochi schemi, descritti nella pagina sulle truffe e i falsi miti: il falso sponsor, il sito che rivende l'ESTA, il consulente che promette un esito, il «contatto» dentro l'amministrazione. Chi ne è stato vittima ha tre problemi, in quest'ordine: mettere al sicuro la propria posizione migratoria, fermare il danno economico, recuperare il denaro.
Primo: la pratica americana
È la parte che si trascura, ed è la più importante. Se il falso consulente ha presentato qualcosa a tuo nome — una domanda di ESTA o di visto, una petizione, documenti di lavoro inventati — quella domanda è tua, agli occhi dell'amministrazione americana. E una dichiarazione falsa su un fatto rilevante può rendere inammissibili in modo permanente, anche se l'ha scritta un altro.
- Recupera tutto quello che è stato presentato: numeri di pratica, ricevute, copie dei moduli. Se il consulente non li consegna, un avvocato può chiedere il fascicolo all'amministrazione.
- Se ci sono dichiarazioni false, la ritrattazione spontanea e tempestiva può evitare la conseguenza peggiore: va fatta presto, prima che l'amministrazione le scopra, e con un avvocato vero.
- Se la pratica era seguita da un avvocato americano che ha lavorato male, esiste una procedura specifica per far valere l'inadeguatezza della sua assistenza; una scheda sull'assistenza legale inefficace ne descrive i requisiti. Quando serve affiancare o sostituire chi segue la pratica, una pagina su quando conviene un avvocato separato aiuta a impostare il passaggio.
Secondo: fermare il danno
Se hai pagato con carta, chiedi subito alla banca di avviare la contestazione dell'addebito: per i pagamenti con carta esistono procedure di storno, tanto più efficaci quanto prima si attivano. Per i bonifici è più difficile, ma una richiesta immediata di richiamo alla tua banca non costa nulla. Cambia le password degli account usati con il falso consulente, e se gli hai consegnato copia del passaporto o di altri documenti segnalalo nella denuncia: servirà se qualcuno li usasse a tuo nome.
Quando la truffa è avvenuta in rete — un sito clonato, un pagamento ottenuto con un falso modulo, un'identità rubata — le condotte rientrano spesso nei reati informatici, e la Polizia Postale raccoglie le segnalazioni anche online.
Terzo: denunciare e recuperare
La truffa è di regola procedibile a querela della persona offesa, e la querela va presentata entro tre mesi dal giorno in cui hai scoperto il fatto: un termine breve, che passa in fretta mentre si spera che il consulente risponda. Si presenta a qualsiasi ufficio di polizia o stazione dei carabinieri, o direttamente in Procura, allegando le prove: messaggi, contratti, ricevute, estratti conto, schermate del sito.
Il processo penale però punisce, e non sempre restituisce. Per il denaro servono gli strumenti civili: la costituzione di parte civile nel processo penale, oppure un'azione autonoma di risarcimento danni. Se hai un contratto e le ricevute di pagamento, il processo civile offre anche il decreto ingiuntivo, più rapido di una causa ordinaria. Con importi contenuti e truffatori che spesso spariscono, conviene valutare con l'avvocato che cosa sia realisticamente recuperabile prima di spendere altro.
Chi si presenta come avvocato americano si verifica presso l'ordine forense dello Stato in cui dice di essere abilitato, e a quell'ordine si può presentare un esposto. Contro i consulenti abusivi e i siti ingannevoli le segnalazioni vanno alla Federal Trade Commission. La pagina sulle fonti ufficiali indica dove verificare chi è abilitato, e quella sul cambio di status spiega perché una falsa dichiarazione pesa più di qualsiasi ritardo.